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	<title>Buffogatto &#187; Colonie feline</title>
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	<description>la casa dei gatti</description>
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		<title>Cos&#8217;è una colonia felina?</title>
		<link>http://www.buffogatto.it/2009/05/descrizione-di-colonia-felina/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 16:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buffogatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Colonie feline]]></category>
		<category><![CDATA[randagismo]]></category>
		<category><![CDATA[sterilizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Una colonia felina è un gruppo di gatti liberi che sono stanziali su un determinato territorio, scopri cos'è una colonia felina anche attraverso le testimonianze dei volontari che se ne occupano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per colonia di gatti si intende un gruppo di gatti liberi, senza padrone, che sono stanziali su un determinato territorio. Infatti, a differenza dei cani, i gatti non sono vaganti e se, su un territorio trovano quello di cui hanno bisogno, rimangono lì e si formano delle colonie, che oltretutto diventano dei veri e propri gruppi sociali, all’interno si sviluppano anche delle determinate regole di convivenza fra loro.</p>
<p>Ovviamente la ragione principale che porta un gatto a scegliere un territorio è la possibilità di avere delle fonti di cibo e quindi la presenza di un volontario che porta loro cibo (i cosidetti “gattari/e”). <strong>Portare loro cibo però non è l’unica cosa di cui dovrebbe occuparsi un “gattaro” previdente, una delle primissime cose a cui deve pensare è la sterilizzazione e castrazione delle gatte e dei gatti</strong>, altrimenti essi prolificherebbero in un numero esponenziale e cosa molto triste, tramite i contatti promiscui che si svilupperebbero all’interno, si diffonderebbero tantissime malattie, che li porterebbero a sofferenze atroci. purtroppo molti “gatti di strada” sono già malati.</p>
<p>Inoltre una colonia felina deve essere registrata all’Asl di competenza, con questa operazione le sterilizzazioni sono gratuite, il problema è che non tutte le asl funzionano a dovere e molti scelgono di portarli privatamente da vet che fanno prezzi di favore, inoltre, come già detto, molti gatti hanno malattie croniche e quindi devono essere curati regolarmente.</p>
<p>Per approfondire l’argomento puoi leggere la <a href="/?p=301" target="_self">Guida Mici Amici creata dal Comune di Roma</a>, una guida molto ben fatta che spiega tutto sulle colonie e su quali siano le disposizioni di legge per i nostri mici di casa.</p>
<p><strong>Le testimonianze dei volontari che si occupano delle colonie feline:</strong></p>
<blockquote><p><strong>I Gatti di Pescara:</strong></p>
<p>La mia situazione personale è che la colonia di cui mi occupo è sotto casa, quindi in modo del tutto spontaneo e volontario ho cominciato a dar loro da mangiare e poi pian piano ne sono arrivati altri. il fatto che siano sotto casa mi permette di gestirli meglio, ma è comunque un grande impegno, anche perchè nella zona, il comune, da quello che so io, non ha mai preso seriamente in considerazione questo problema e quindi i “gatti di strada” sono tanti e le risorse sono solo quelle del volontariato! Ovviamenete ci sono tante altre cose da dire, diciamo che questo è solo l’inizio!</p></blockquote>
<blockquote><p><strong>Claire_mod:</strong></p>
<p>Io mi occupo di una colonia privata insieme a mia madre, dico privata perchè a Roma, come in altre città, ci sono delle colonie storiche che hanno un numero generalmente elevato di volontari e strutture che le “sostengono”(vedi Largo Argentina a Roma). Nella mia colonia, che conta circa 20 gatti, ma dipende anche dai periodi, a volte aumentano, ci siamo solo io e lei ad occuparcene. Si trova all’interno di un condominio, il che è maggiormente difficile perchè devi tenere tutto pulito e perfetto, se non vuoi che qualcuno si lamenti. Io sono abbastanza maniacale in queste cose e tengo sempre tutto disinfettato, niente piatti o piattini in giro e cerco sempre di sterilizzare ogni gatto che viene a mangiare da noi.<br />
Il lavoro che si fa in una colonia è:<br />
- dar da mangiare ai gatti<br />
- occuparsi delle sterilizzazioni ed eventuali catture nei casi di gatti forastici<br />
- cure antiparassitarie e controllo della salute per quanto possibile(perchè, almeno nella mia, ci sono dei gatti che non si fanno nè avvicinare nè toccare quindi a volte è molto difficile)<br />
- pulire le eventuali cucce o ciotole che si lasciano a disposizione<br />
- sistemazione e adozione di eventuali cuccioli<br />
- coccole e coccoline varie giornaliere ;)</p>
<p>Ovviamente più una colonia è grande e più aumentano il lavoro e le cose da fare. Nelle colonie cittadine, condominiali, nei parchi etc.. è in generale questo il lavoro che si fa.</p>
<p>Ci sarebbe tutto il discorso di appoggio alle USL comunali per le sterilizzazioni, ma io me ne sono servita solo all’inizio e non me ne intendo molto. Preferisco appoggiarmi a veterinari volenterosi e disponibili(con i prezzi soprattutto).</p>
<p>Da quando abitiamo quì ci sono sempre stati gatti in giro, ma qualcuno se ne occupava dando loro solo da mangiare, nascevano tanti cuccioli e ho saputo solo da poco che c’era anche qualcuno che li faceva sparire. Poi da 5 anni fa, abbiamo iniziato ad occuparci anche dei randagi.</p>
<p>E’ un volontariato o anche una specie di vocazione.. io amo i gatti ed ho una sensibilità particolare verso i randagi. Vorrei che sempre più persone pensassero anche a loro.</p></blockquote>
<blockquote><p><strong>Piera:</strong></p>
<p>Sono gattara da tanti anni, qui dove abito io non esistono gattili e ho cominciato a prendermi cura dei gatti randagi portando cibo, adesso oltre al cibo provvedo alle cure se necessario con l’acquisto dei farmaci, antiparassitari e le sterilizzazioni, tutto pagato di tasca mia. Vado la mattina e la sera quando mi soffermo di più per poter giocare un poco con alcuni di essi, altri sono molto forastici.</p></blockquote>
<blockquote><p><strong>Stellina:</strong></p>
<p>Quando posso anche io vado presso un gattile a dare una mano e a portare un pò di pappa… Ora sto sfamando dei gattoni vicino a scuola di mia figlia, tutte le mattine mi aspettano per avere la pappa! Informati nella tua città se ci sono gattili o canili a cui puoi dedicare qualche ora quando hai tempo, faresti un bellissimo gesto d’amore!</p></blockquote>
<p><strong>Se desideri conoscere i volontari che hanno riportato qui la loro testimonianza</strong>, puoi trovarli sul <a href="http://www.buffogatto.it/forum/" target="_self">forum di buffogatto</a>, iscrivendoti potrai partecipare alle discussioni e fare loro domande sulle colonie di cui si occupano.<br />
Nota: c'è un link di stampa inserito in questo articolo. Visita l'articolo per stamparlo.</p>
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		<title>Il gatto di strada</title>
		<link>http://www.buffogatto.it/2009/05/gatto-di-strada/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 16:24:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buffogatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Colonie feline]]></category>
		<category><![CDATA[randagismo]]></category>
		<category><![CDATA[sterilizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Il gatto, nelle nostre città,  è un animale territoriale, cioè legato a un luogo al quale fa sempre ritorno, per quanto lunghi possano essere i suoi vagabondaggi. La definizione di randagio quindi, mal si addice al gatto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL GATTO DI STRADA, QUESTO SCONOSCIUTO<br />
di Eugenia Natoli<br />
Etologa, Azienda USL Roma D, Area Dipartimentale di Sanità Pubblica Veterinaria</p>
<p>Recita il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli: &#8220;Si dice randagio di animale che vaga solo, senza padrone&#8221;.Tutti sappiamo chi sono un cane o un gatto randagi, ma pochi sanno che la definizione data poc&#8217;anzi calza a pennello al cane e mal si addice al gatto.</p>
<p><strong>Gatto randagio?</strong></p>
<p><strong>Il gatto, nelle nostre città, non &#8220;vaga&#8221; affatto solo, ma è un animale territoriale, cioè legato a un luogo al quale fa sempre ritorno</strong>, per quanto lunghi possano essere i suoi vagabondaggi. Questo comportamento non è casuale: il &#8220;territorio&#8221;, definito in termini tecnici &#8220;un&#8217;area protetta dall&#8217;intrusione di conspecifici, cioè di altri gatti&#8221;, contiene le risorse necessarie per sopravvivere e per riprodursi.</p>
<p>I gatti, come tutte le specie territoriali, &#8220;sono stati selezionati&#8221; a fare riferimento, a non allontanarsi eccessivamente e a difendere il luogo che contiene il cibo, innanzitutto, e poi i rifugi, le femmine e i piccoli. Anche lo spazio nell&#8217;ambiente urbano può essere considerato una risorsa da difendere, poichè le città non abbondano di luoghi adatti ad essere colonizzati dai gatti. Di conseguenza, quando un gruppo di felini domestici &#8220;conquista&#8221; i luoghi intorno o dentro delle rovine storiche, vicino a un monumento, in un angolo di una piazza, in un giardino pubblico o privato, &#8220;se lo tiene ben stretto&#8221;, nel senso che lo difende aggressivamente nei confronti di gatti estranei e sconosciuti.<br />
<strong>Quindi, la definizione di &#8220;randagio&#8221; non è adatta al gatto che ha sempre un punto di riferimento preciso dove fare ritorno.<br />
I gatti, inoltre, in città godono di alcuni privilegi: la Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo del 14 agosto 1991, n. 281 stabilisce non solo che i gatti senza padrone possono occupare luoghi pubblici e privati, ma anche che non possono essere catturati, maltrattati e tantomeno uccisi.</strong> Ma non possono essere nemmeno spostati dalla loro colonia; ancora, la legge (rafforzata dalla norma regionale n. 34 del 1997) decreta che i gatti che vivono liberi per le strade devono essere sterilizzati dal Servizio Veterinario Pubblico e reintrodotti nella loro colonia; infine, istituzionalizza la figura della &#8220;gattara&#8221; o del &#8220;gattaro&#8221;. Questi, riuniti in Associazioni protezionistiche o in Associazioni di animalisti volontari, possono, di concerto con il Servizio Veterinario Pubblico e, laddove esistente, l&#8217;Ufficio dei Diritti Animali del territorio, essere incaricati ufficialmente della gestione della colonia felina. Pensate che differenza: il &#8220;randagismo&#8221; dei cani, invece, non à permesso. Con l&#8217;eccezione dei &#8220;cani di quartiere&#8221;, previsti da alcune leggi regionali, come quella del Lazio, se un cane vaga, per l&#8217;appunto, da solo, apparentemente senza padrone, viene subito accalappiato e portato nel più vicino canile.<br />
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<p><strong>A proposito di sterilizzazione<br />
</strong><br />
Come cambiano velocemente gli scenari! Circa vent&#8217;anni fa, parlare di sterilizzazione equivaleva a negare i diritti naturali degli animali, e cioè vivere una vita da &#8220;normale&#8221;, corteggiarsi, accoppiarsi, riprodursi. La sterilizzazione veniva percepita come qualcosa di minaccioso nei confronti del benessere animale. Perfino quando era sotto gli occhi di tutti la triste realtà: circa il 90% dei gattini moriva prima del compimento dei sei mesi di vita. Veniva ritenuto più &#8220;naturale&#8221; tenere un gatto intero recluso e impedirgli di accoppiarsi, piuttosto che sterilizzarlo. Non si sa quando la corrente di pensiero sia cambiata: si può dire solo che, quasi di colpo, l&#8217;idea della sterilizzazione ha preso piede, è diventata di moda e oggi la tendenza è opposta: viene percepito come &#8220;innaturale&#8221;, o comunque &#8220;crudele&#8221;, il mantenere i gatti interi. Sembra quasi che &#8220;sterilizzazione&#8221; sia sinonimo di &#8220;benessere&#8221;, come un tempo era considerato sinonimo di &#8220;malessere&#8221;. Non è vera nè l&#8217;una nè l&#8217;altra cosa: <strong>la sterilizzazione, se ritenuta utile, va programmata nel tentativo di migliorare il livello di benessere dei gatti, tenendo sempre conto del contesto in cui vivono gli animali in questione.</strong> Oggi le gattare o i gattari, ma anche la maggior parte della gente, considerano che il modo più umanitario di rapportarsi ai gruppi di gatti di strada senza padrone sia controllarne il numero.</p>
<p>Nel nostro Paese, all&#8217;avanguardia per quanto riguarda la gestione dei gatti in città, la collaborazione tra i Servizi Veterinari Pubblici e le persone che spontaneamente si prendono cura delle colonie è molto stretta. Possiamo dire che, in tutta l&#8217;Italia, regione più regione meno, le richieste di sterilizzazione per gatti di strada arrivano regolarmente agli uffici addetti che, in tempi ragionevoli (circa un mese, periodo che include anche il sopralluogo del veterinario) provvedono all&#8217;operazione.</p>
<p><strong>Come vivono i gatti senza padrone? Come si organizzano?</strong></p>
<p><strong>I gatti vivono in gruppi con molti maschi e molte femmine sullo stesso territorio difeso contro i gatti intrusi che appartengono ad altre colonie. Quasi sempre il nucleo centrale della colonia è costituito da femmine imparentate, cioè mamme, figlie, zie, cugine, nipoti e così via. Infatti, i comportamenti amichevoli tra le femmine sono molto frequenti: quando si incontrano si toccano il naso con le code alzate, si s trusciano l&#8217;una sull&#8217;altra, si puliscono reciprocamente, dormono a contatto.</strong></p>
<p><strong>Alcuni di questi comportamenti li osserviamo anche nei nostri gatti di casa, rivolti a noi, perchè i gatti ci mostrano il loro atteggiamento amichevole negli stessi modi: si strusciano sulle nostre gambe con le code alzate quando ci chiedono cibo e attenzioni, come fanno i gattini con la mamma; fanno le fusa per manifestarci il loro stato di benessere, e così via</strong>. I comportamenti amichevoli si osservano anche tra le femmine e i maschi adulti, ma non tra i maschi adulti del gruppo: tra questi ultimi c&#8217;è invece solo tolleranza reciproca.</p>
<p><strong>Un altro comportamento che ci colpisce è la cooperazione tra le femmine adulte per l&#8217;allevamento dei gattini: queste istituiscono una vera e propria nursery dove si alternano ad allattare, pulire, giocare e difendere i gattini propri ma anche di altre femmine.</strong> In realtà, trattandosi come già detto di parenti, &#8220;danno una mano&#8221; nell&#8217;accudimento di nipoti e fratelli.</p>
<p><strong>I maschi adulti della stessa colonia sono organizzati in una gerarchia di dominanza, con il maschio più competitivo al primo posto. Questo significa che ci sono i maschi di alto rango e i maschi di basso rango</strong>, ben distinguibili: i più grossi, aggressivi, dal portamento fiero, i più &#8220;guappi&#8221;, o &#8220;machi&#8221; se si preferisce, sono di alto rango. Mostrano tolleranza reciproca ma, quando si incontrano, non perdono occasione per confrontarsi.</p>
<p>I combattimenti veri, tra i gatti, sono rari, ma quelli &#8220;ritualizzati&#8221; sono molto frequenti. Vengono chiamati ritualizzati perchè consistono di molte minacce senza contatto fisico: i due contendenti arruffano il pelo, si mettono in una postura minacciosa gonfiando i muscoli, la testa di lato, gli occhi obliqui, la coda che sferza l&#8217;aria. Emettono dei sordi brontolii alternati a urli acuti. Quando sembra che stia per scoppiare il finimondo, senza essersi ancora toccati, per motivi che sfuggono all&#8217;osservatore umano, uno dei due abbassa lo sguardo e comincia ad allontanarsi lentamente, facendosi piccolo piccolo. L&#8217;andamento di un combattimento vero è ben diverso, e le conseguenze si possono vedere sulle orecchie e sui musi dei maschi più competitivi, coperti di cicatrici. è stato verificato con l&#8217;analisi del Dna che, generalmente, i maschi di alto rango sono quelli che generano più gattini. Ma nell&#8217;ambiente urbano, a causa dell&#8217;alta densità di gatti, è frequente la paternità multipla, ovvero le cucciolate che hanno più di un padre. Questo fenomeno è molto più raro nell&#8217;ambiente rurale.</p>
<p><strong>Cosa cambia quando i gatti sono sterilizzati?</strong></p>
<p>Dopo la sterilizzazione, i gatti vivono ancora in colonie sociali, e la gerarchia non cambia, beninteso se tutti gli individui sono sterilizzati. I gatti sono molto meno attivi e vagabondano in spazi meno ampi, sono meno aggressivi e talvolta si sottomettono a gatti estranei alla colonia ma, al di là degli effetti sul comportamento degli individui, è utile domandarsi che conseguenze ha portato il grosso sforzo in termini di tempo, energie e denaro pubblico delle campagne di sterilizzazione.A Roma le Asl hanno cominciato a sterilizzare i gatti senza padrone nel 1989 e, dopo 14 anni di attività durante i quali sono stati sterilizzati quasi 10.000 gatti, si possono controllare gli effetti sull&#8217;andamento demografico della popolazione felina urbana. Le verifiche condotte ci dicono che i gatti non sono diminuiti in maniera sostanziale.<br />
<strong>In realtà, il vero nodo del problema è un altro, ovvero gli abbandoni di animali da parte dei privati.</strong><br />
Ciò che è emerso è che le campagne di sterilizzazione vanno affiancate a delle campagne di informazione che cambino la mentalità delle persone. Finchè ci saranno cittadini che culturalmente non accettano la sterilizzazione, oppure che non vogliono affrontare i costi della stessa, e che abbandonano per strada i gattini nati in casa, oppure gli adulti dei quali si sono stufati, il numero di gatti per strada non cambierà sostanzialmente perchè i gatti di casa rappresentano un serbatoio infinito.<br />
Forse si spenderebbero meglio i soldi pubblici sovvenzionando in qualche modo la sterilizzazione dei gatti dei privati cittadini.</p>
<p><strong>Esigenze umane nel rispetto degli animali</strong></p>
<p>E, in conclusione, è doveroso riflettere in generale su quanto si sta facendo. Nell&#8217;affrontare i problemi di gestione degli animali e nel proporre soluzioni bisognerebbe non perdere mai di vista il confine sottile che separa il venire incontro alle esigenze umane nel rispetto del benessere animale dal decidere per nostra convenienza che all&#8217;animale &#8220;va bene così&#8221;. Ci si adagia sull&#8217;idea che, per esempio a Roma, ci sono talmente tanti gatti per le strade che, pur continuando le sterilizzazioni a questo ritmo, non si arriverà mai a un mondo fatto di gatti di razza fertili e &#8220;Europei a pelo corto&#8221; (i gatti di strada) sterili. Eppure a Venezia, dalla metà degli anni &#8216;90 non si vede più un gatto in giro. Negli anni precedenti li hanno sterilizzati tutti, operazione riuscita ovviamente a causa della minore estensione del territorio rispetto alla città di Roma. Però è un&#8217;esperienza che ci dovrebbe fare riflettere.</p>
<p><strong>Gestire non deve significare eliminare i gatti dall&#8217;ambiente urbano. Anche perchè i gatti in città costituiscono un bellissimo &#8220;arredo vivente&#8221;.</strong></p>
<blockquote><p>Articolo tratto da:<br />
“Miciamici. Una guida ai doveri, agli obblighi,ma anche ai diritti per una convivenza solidale e informata fra gatti e umani”<br />
Provincia di Roma<br />
Ufficio Tutela Animali<br />
Dott.ssa Francesca Finocchiaro<br />
Dipartimento V &#8211; Servizio 1 Ambiente<br />
Via Tiburtina 691 &#8211; 00154 Roma<br />
Tel. 06 67663164 &#8211; 06 67663315<br />
www.provincia.roma.it</p></blockquote>
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		<title>Legge quadro in materia di animali di affezione</title>
		<link>http://www.buffogatto.it/2009/05/legge-gatti/</link>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 15:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>buffogatto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Colonie feline]]></category>

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		<description><![CDATA[Legge italiana in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LEGGE 14 agosto 1991, n.281<br />
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 30 agosto 1991</p>
<p><strong>Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo.</strong><br />
La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;</p>
<p>IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA<br />
Promulga la seguente legge:</p>
<p>Art. 1<br />
<strong>Principi generali</strong><br />
Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente.</p>
<p>Art. 2<br />
<strong>Trattamento dei cani e di altri animali di affezione</strong><br />
Il controllo della popolazione dei cani e dei gatti mediante la limitazione della nascite viene effettuato, tenuto conto del progresso scientifico, presso i servizi veterinari delle unità sanitarie locali. I proprietari o detentori possono ricorrere a proprie spese agli ambulatori veterinari autorizzati delle società cinofile, delle società protettrici degli animali e di privati.</p>
<p>I cani vaganti ritrovati, catturati o comunque ricoverati presso le strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4, non possono essere soppressi.</p>
<p>I cani catturati o comunque provenienti dalle strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4, non possono essere destinati alla sperimentazione.</p>
<p>I cani vaganti catturati, regolarmente tatuati, sono restituiti al proprietario o al detentore.</p>
<p>I cani vaganti non tatuati catturati, nonchè i cani presso le strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4 devono essere tatuati; se non reclamati entro il termine di sessanta giorni possono essere ceduti a privati che diano garanzie di buon trattamento o ad associazioni protezioniste, previo trattamento profilattico contro la rabbia, l’echinococcosi e altre malattie trasmissibili.</p>
<p>I cani ricoverati nelle strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4, fatto salvo quanto previsto dagli articoli 86, 87 e 91 del regolamento di polizia veterinaria approvato con decreto del Presidente della Repubblica 8 febbraio 1954, n. 320, e successive modificazioni, possono essere soppressi in modo esclusivamente eutanasico, ad opera di medici veterinari soltanto se gravemente malati, incurabili o di comprovata pericolosita&#8217;.<br />
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<p>E’ vietato a chiunque maltrattare i gatti che vivono in libertà.<br />
I gatti che vivono in libertà sono sterilizzati dall’autorità sanitaria competente per territorio e riammessi nel loro gruppo.</p>
<p>I gatti in libertà possono essere soppressi soltanto se gravemente malati o incurabili.</p>
<p>Gli enti e le associazioni protezioniste possono, d’intesa con le unità sanitarie locali, avere in gestione le colonie di gatti che vivono in libertà, assicurandone la cura della salute e le condizioni di soppravvivenza.</p>
<p>Gli enti e le associazioni protezioniste possono gestire le strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4, sotto il controllo sanitario dei servizi veterinari dell’unità sanitaria locale.</p>
<p>Le strutture di cui al comma 1 dell’articolo 4 possono tenere in custodia a pagamento cani di proprietà e garantiscono il servizio di pronto soccorso.</p>
<p>Art. 3<br />
<strong>Competenze delle regioni</strong><br />
Le regioni disciplinano con propria legge, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, l’istituzione dell’anagrafe canina presso i comuni o le unità sanitarie locali nonchè le modalità per l’iscrizione a tale anagrafe e per il rilascio al proprietario o al detentore della sigla di riconoscimento del cane, da imprimersi mediante tatuaggio indolore.</p>
<p>Le regioni provvedono a determinare, con propria legge, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, i criteri per il risanamento dei canili comunali e la costruzione dei rifugi per i cani. Tali strutture devono garantire buone condizioni di vita per i cani e il rispetto delle norme igienico-sanitarie e sono sottoposte al controllo sanitario dei servizi veterinari delle unità sanitarie locali. La legge regionale determina altresì i criteri e le modalità per il riparto tra i comuni dei contributi per la realizzazione degli interventi di loro competenza.</p>
<p>Le regioni adottano, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentite le associazioni animaliste, protezioniste e venatorie, che operano in ambito regionale, un programma di prevenzione al randagismo.</p>
<p>Il programma di cui al comma 3 prevede interventi riguardanti:</p>
<p>iniziative di informazione da svolgere anche in ambito scolastico al fine di conseguire un corretto rapporto di rispetto della vita animale e la difesa del suo habitat;</p>
<p>corsi di aggiornamento o formazione per il personale delle regioni, degli enti locali e delle unità sanitarie locali addetto ai servizi di cui alla presente legge nonchè per le guardie zoofile volontarie che collaborano con le unità sanitarie locali e con gli enti locali.</p>
<p>Al fine di tutelare il patrimonio zootecnico le regioni indennizzano gli imprenditori agricoli per le perdite di capi di bestiame causate da cani randagi o inselvatichiti, accertate dal servizio veterinario dell’unità sanitaria locale.</p>
<p>Per la realizzazione degli interventi di competenza regionale, le regioni possono destinare una somma non superiore al 25 per cento dei fondi assegnati alla regione dal decreto ministeriale di cui all’articolo 8, comma 2. La rimanente somma e’ assegnata dalla regione agli enti locali a titolo di contributo per la realizzazione degli interventi di loro competenza.</p>
<p>Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano adeguano la propria legislazione ai principi contenuti nella presente legge e adottano un programma regionale per la prevenzione del randagismo, nel rispetto dei criteri di cui al presente articolo.</p>
<p>Art. 4<br />
<strong>Competenze dei comuni</strong><br />
I comuni, singoli o associati, e le comunità montane provvedono al risanamento dei canili comunali esistenti e costruiscono rifugi per i cani nel rispetto dei criteri stabiliti con legge regionale e avvalendosi dei contributi destinati a tale finalità dalla regione.</p>
<p>I servizi comunali e i servizi veterinari delle unità sanitarie locali si attengono, nel trattamento degli animali, alle disposizioni di cui all’articolo 2.</p>
<p>Art. 5<br />
<strong>Sanzioni</strong><br />
Chiunque abbandona cani, gatti o qualsiasi altro animale custodito nella propria abitazione e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire trecentomila a lire un milione.</p>
<p>Chiunque omette di iscrivere il proprio cane all’anagrafe di cui al comma 1 dell’articolo 3, e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di lire centocinquantamila.</p>
<p>Chiunque, avendo iscritto il cane all’anagrafe di cui al comma 1 dell’articolo 3, omette di sottoporlo al tatuaggio, e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di lire centomila.</p>
<p>Chiunque fa commercio di cani o gatti al fine di sperimentazione, in violazione delle leggi vigenti, e’ punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da lire cinque milioni a lire dieci milioni.</p>
<p>L’ammenda comminata per la contravvenzione di cui al primo comma dell’articolo 727 del codice penale e’ elevata nel minimo a lire cinquecentomila e nel massimo a lire tremilioni.</p>
<p>Le entrate derivanti dalle sanzioni amministrative di cui ai commi 1, 2, 3 e 4 confluiscono nel fondo per l’attuazione della presente legge previsto dall’articolo 8.</p>
<p>Art. 6<br />
<strong>Imposte</strong><br />
Tutti i possessori di cani sono tenuti al pagamento di un’imposta comunale annuale di lire venticinquemila.</p>
<p>L’acquisto di un cane già assoggettato all’imposta non da luogo a nuove imposizioni.</p>
<p>Sono esenti dall’imposta:</p>
<p>i cani esclusivamente adibiti alla guida dei ciechi e alla custodia degli edifici rurali e del gregge;</p>
<p>i cani appartenenti ad individui di passaggio nel comune, la cui permanenza non si protragga oltre i due mesi o che paghino già l’imposta in altri comuni;</p>
<p>i cani lattanti per il periodo di tempo strettamente necessario all’allattamento e non mai superiore ai due mesi;</p>
<p>i cani adibiti ai servizi dell’Esercito ed a quelli di pubblica sicurezza;</p>
<p>i cani ricoverati in strutture gestiti da enti o associazioni protezioniste senza fini di lucro;</p>
<p>i cani appartenenti a categorie sociali eventualmente individuate dai comuni.</p>
<p>Art. 7<br />
<strong>Abrogazione di norme</strong><br />
Sono abrogati gli articoli 130, 131, 132, 133, 134 e 135 del testo unico per la finanza locale approvato con regio decreto 14 settembre 1931, n.1175 e successive modificazioni, e ogni disposizione incompatibile o in contrasto con la presente legge.</p>
<p>Art. 8<br />
<strong>Istituzione del fondo per l’attuazione della legge</strong><br />
A partire dall’esercizio finanziario 1991 e’ istituito presso il Ministero della sanità un fondo per l’attuazione della presente legge, la cui dotazione e’ determinata in lire 1 miliardo per il 1991 e in lire 2 miliardi a decorrere dal 1992.</p>
<p>Il Ministro della sanità, con proprio decreto, ripartisce annualmente tra le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano le disponibilità del fondo di cui al comma 1. I criteri per la ripartizione sono determinati con decreto del Ministro della sanità adottato di concerto con il Ministro del tesoro, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regione e le province autonome di Trento e di Bolzano, di cui all’articolo 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400.</p>
<p>Art. 9<br />
<strong>Copertura finanziaria</strong><br />
All’onere derivante dalla presente legge, pari a lire 1 miliardo per il 1991, lire 2 miliardi per il 1992 e lire 2 miliardi per il 1993, si fa fronte mediante utilizzo dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1991-1993, al capitolo 6856 dello stato di previsione del Ministero del tesoro per l’anno 1991 all’uopo utilizzando l’accantonamento “Prevenzione del randagismo”.</p>
<p>Il Ministro del tesoro e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.</p>
<blockquote><p>La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana.<br />
E’ fatto obbligo chiunque di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.<br />
Data a Roma, addì 12 ottobre 1993<br />
SCALFARO</p>
<p>Presidente del Consiglio dei Ministri<br />
CIAMPI</p>
<p>Visto, il Guardasigilli<br />
CONSO</p></blockquote>
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