FIP Peritonite infettiva felina

La peritonite infettiva felina è una tra le più gravi malattie virali che colpiscono i gatti domestici e selvatici; spesso è di difficile diagnosi e ha un’altissima mortalità…

La peritonite infettiva felina è una tra le più gravi malattie virali che colpiscono i gatti domestici e selvatici; spesso è di difficile diagnosi e ha un’altissima mortalità. Sono disponibili dei test sierologici per facilitare la diagnosi, ma a tutt’oggi la profilassi vaccinale è ancora in via sperimentale.
Un gatto infettato dal virus presenta, prima della comparsa dei sintomi, un periodo di incubazione variabile da poche settimane a qualche mese. I primi segni della malattia sono caratterizzati da febbre elevata (la temperatura normale del gatto va da 38,2 a 38,5 °C). La febbre, può essere ciclica e variare sensibilmente nell’arco di pochi giorni, è spesso resistente alla terapia antibiotica.
Oltre all’ipertermia e all’anoressia compare una progressiva disidratazione. In base alla sintomatologia clinica, la disidratazione può essere classificata come lieve, moderata o grave.

Anche la rapidità con cui si manifesta la disidratazione può condizionare la gravità. In linea di massima si valuta considerando la distensione di una piega cutanea provocata da un pizzicamento (la cute non si distende subito come dovrebbe avvenire); si definisce lieve una disidratazione del 5%, moderata del 10% e grave tra il 10 e il 15%.

Sintomi generici, quali anoressia, l’ipertermia resistente agli antibiotici, il progressivo dimagrimento, la disidratazione, si accompagnano rapidamente ad altri sintomi più specifici della peritonite infettiva.
La malattia si presenta sotto forme diverse. La più diffusa è la forma essudativa o “umida”, caratterizzata dalla presenza di una raccolta liquida nella cavità toracica o addominale. In questo caso assisteremo a un notevole aumento di volume dell’addome causato dall’accumulo di liquido nella cavità peritonea (fino a un litro).

Se sono interessati la pleura o il pericardio, il gatto avrà notevoli difficoltà respiratorie, dolore e affaticamento, si limiterà nei movimenti e sceglierà posizioni che gli possano alleviare le sofferenze.
Per confermare la diagnosi con precisione saranno necessari una radiografia e il prelievo del liquido dall’addome.

La seconda forma della malattia è la cosidetta forma non essudativa o “secca”. L’affezione è allora difficile da diagnosticare precocemente perchè le lesioni provocate dal virus possono colpire qualsiasi organo.

La forma essudativa della malattia è la più fulminante; in genere dopo tre-sei settimane dalla comparsa dei primi sintomi, l’animale muore.

La forma secca ha invece un’evoluzione più lenta e alcuni gatti possono vivere da sei mesi a un anno. La molteplicità dei sintomi permette di capire come a volte siano difficili da interpretare e perchè sia spesso necessario ricorrere ai test di laboratorio.

Una diagnosi certa della malattia è possibile attraverso un esame dei tessuti colpiti: l’esame comporta un prelievo di tessuto (biopsia) effettuato in anestesia generale. Purtroppo non esiste ancora un vaccino, la trasmissione della malattia avviene per via respiratoria per via uterina, per via cutanea e attraverso le feci e l’urina.


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